Articolo di Marie claire

Dieci cose da sapere sulla settimana della moda
Sopravvivere alla moda si può: vademecum della fashion week.

IL DIAVOLO VESTE PRADA
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Martedì 22 Gennaio 2013
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Archiviate le sfilate maschili, tocca alle donne salire in passerella. Da Parigi (ora, con l’Haute Couture), a Parigi (a fine febbraio, con il prêt-à-porter), ci aspetta un lungo mese di moda – per il quale conviene essere preparati.

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Dieci cose da sapere sulla settimana della moda – a prova di principiante.

1.Innanzitutto. Non si tratta davvero di settimane. Si chiamano così, ma possono durare dai quattro ai dieci giorni. Quindi non stupitevi se una settimana inizia due volte tra il lunedì e la domenica, o se quella successiva parte di martedì. È il fuso della moda.

2.Terminologia. Come ogni settore, la moda vanta un vocabolario a sé stante. In parte arriva dal francese, in parte dall’inglese, in parte è semplicemente inventato dal personaggio di tendenza del momento. Dovesse capitarvi di parlare con un addetto al settore non cercate di decifrare ogni singolo termine – carpite il senso generale: basta e avanza.

3.Blogger di moda e fashioniste in genere. Ci sono tutto l’anno, ma durante la settimana della moda si scatenano. Svettano su tacco dodici qualunque siano le condizioni meteorologiche e, indifferenti alla temperatura, indossano quello che reputano essere più in linea con le tendenze di stagione. Cappottino in cotone e sandali aperti in mezzo alla neve compresi.

4.Animali da circo. L’apoteosi del fashionista. Nessuno sa da dove arrivino, né dove vivano durante il restante periodo dell’anno, ma allo scoccare delle fashion week le strade vengono invase da strani personaggi che sembrano usciti da un film di Tim Burton. Finita la moda, spariscono. Più misteriosi dei cerchi nel grano.

5.Calze. Troppe, troppe, troppe calze si vedono tra pantaloni e scarpe di sedicenti personaggi della moda che si arrotolano l’orlo. Per favore: basta!

6.Modelli. Unica vera nota positiva della settimana della moda uomo in città è l’altissima densità di modelli che affollano ogni pertugio. E per di più nell’ambiente si dice che adorino le commercial girl – quelle che non sono modelle, per intenderci: con le curve. Sì, insomma, le persone normali.

7.Per contro. Purtroppo, qualche settimana dopo la moda uomo arriva sempre puntuale quella donna, con la correlata invasione di modelle. La competizione è impari. Ma per fortuna in una settimana (incredibilmente quella della moda donna, a Milano, corrisponde a una settimana di sette giorni) è tutto finito.

8.Fotografie. Non appena scatta la fashion week, centinaia di asiatici mollano l’avamposto davanti al Cenacolo di Leonardo, buttano all’aria le buste delle costosissime boutique del quadrilatero e, macchina fotografica alla mano, testimoniano tutto ciò che accade fuori – e solo fuori – dalle sedi di sfilata. Per essere fotografati basta avere l’aria di uno che conta, o indossare un accessorio stravagante. Cheese! Mai saprete che fine faranno quelle migliaia di scatti. Dicono di scrivere per impronunciabili riviste orientali, ma chissà: potrebbero essere per l’album di famiglia.

9.Street Styler. In principio fu The Sartorialist, che fotografando la gente per strada per osannarne i look ha costruito un impero – economico anche. Dopo di lui, una folla o più ha cercato di calcarne le orme. Invano, per il momento. Ma continuano a provarci.

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